Teatro fisico: secondo livello

Laboratorio intensivo di Teatro fisico,       II livello

 

Argomenti trattati:

  • Un percorso dal Clown al Personaggio Clownesco, il rapporto tra la Presenza e la Tecnologia
  • Improvvisazione individuale e collettiva (Entrée, autocorso)
  • Macchine corporee, quadri
  • Coreografia attoriale, la partitura fisica e il rapporto con l’Inaspettato
  • Giocoleria e movimento (giocoleria cubica, site-swap)
  • Butoh-fu
  • Utilizzo della voce priva di linguaggio

 

Il laboratorio intensivo è la continuazione dello studio compiuto durante il primo livello e è indirizzato solo a coloro i quali hanno compiuto tale percorso DA ALMENO 6 MESI.

La relazione tra coreografia e improvvisazione non può distaccarsi da ciò che la quotidianità insegna: ci muoviamo insieme a ciò che ci circonda. Quando siamo presenti, cessiamo di vivere una realtà immaginata, proiettata dai nostri desideri (da de-sideris, sentire la mancanza delle stelle) e cominciamo a tenere lo sguardo su ciò che, contemporaneamente a noi, esiste.

L’Altro detta legge semplicemente condividendo il nostro mondo.
L’improvvisazione è la contemplazione della presenza dell’Altro, il termine del nostro riflesso, l’inizio di un silenzio in ascolto, denso di domande senza risposte, di voglia di sentire, di unione, di Sintesi.

La coreografia è il nostro compito, la nostra casa, la nostra prigione.
Senza una forma, andare in scena ambisce solo a riempire di attenzione i dettagli del paesaggio, a elevare il livello energetico di un ambiente quotidiano solitamente ignorato o sottovalutato: raccontiamo solo il nostro interesse per il mondo, manchiamo cioè dell’interfaccia necessaria per far sorgere nei lavoratori che ci guardano l’interesse per una nuova prospettiva di loro stessi.
Attraverso l’osservazione di un’apparenza differente dalla loro, essi si preparano, inconsapevolmente, a cambiare prospettiva sugli eventi della propria quotidianità; si renderanno conto con stupore delle scelte sepolte dal velo dell’illusoria necessità, mutando l’ordine mentale del bisogno con quello più umano del desiderio.

Nella danza butoh, l’improvvisazione entro i muri della coreografia è la ricerca costante dell’esperienza pura e la chiave per questo processo è la pratica (il sadhana dello yoga, il Kata delle arti marziali e delle danze orientali) perché solo attraverso un coinvolgimento ripetuto nel tempo possiamo notare la trasformazione.

L’improvvisazione è un’esperienza. 

Così, che tipo di esperienza ha il danzatore nella coreografia?

Non è separabile.

Waguri Yukio

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